mercoledì 12 settembre 2012

The Hammarby Model - L'esperimento svedese

"E per terminare la descrizione di ciò che di interessante puoi trovare nei quartieri periferici di Stoccolma, ti suggerisco di visitare, non lontano dal Globen, un quartiere molto particolare: Hammarby Sjöstad. La caratteristica di questo quartiere è quella di essere stato edificato seguendo criteri ecologi di ultima generazione, per cui è un quartiere che vive quasi esclusivamente di energia rinnovabile. Non è esteticamente bello, ma è di certo un quartiere unico: tutti coloro che vivono in Hammarby Sjöstad infatti fanno parte del cosidetto eco-ciclo. Tale eco-ciclo è stato sviluppato dalle compagnie dell'acqua e dei rifiuti di Stoccolma unitesi in una proficua collaborazione. L'obiettivo è quello di minimizzare il consumo di energia e la produzione di rifiuti, massimizzando invece il risparmio delle risorse e il riciclo. Il modello, chiamato Hammarby Model, sembra provenire direttamente dal futuro. Stoccolma e la Svezia veramente non finiscono mai di stupire." (Dal libro "Si potrebbe andara a Stoccolma" di Simone Pensieroso)

Volevo oggi parlare di questo quartiere svedese che, per quanto ne so, è un unicum in Europa.
L'obiettivo che Stoccolma si è posta, in questo caso, è quello di fare di Hammarby Sjöstad un quartiere che abbia un impatto ambientale pari alla metà dell'impatto sull'ambiente che hanno gli altri edifici di Stoccolma costruiti dagli anni '90 in poi. Tutto è stato studiato a tavolino fin dal primo istante.
L'area utilizzata per l'edificazione viene da una vecchia zona industriale dismessa che sta venendo trasformata in zona residenziale con parchi e verde pubblico. Le fonti di energia sono biogas, carburanti e calore riciclati. L'area prevede un efficiente servizio di trasporto pubblico, piste ciclabili (realtà peraltro già ampiamente diffusa in tutto il resto della città), e l'integrazione di questi servizi con car pooling ed altre iniziative simili. 
I rifiuti vengono riciclati con grande efficienza: l'organico viene convertito in biogas e biofertilizzanti; i rifiuti di carburante vengono trasformati in calore ed elettricità; carta, metalli, vetri e plastica vengono riciclati in nuovi imballaggi. Il tutto viene raccolto in differenti contenitori e spinto tramite pompe a vuoto in zone di raccolta lontane dalle abitazioni dove i camion possono raccogliere e trasportare i rifiuti nelle apposite sedi per il loro riutilizzo.
Anche le acque reflue vengono trattate con particolari sistemi di depurazione per ottenere nuove energie e restituire al mare acqua pulita.
Tutto è studiato ad arte e va a costituire il cosiddetto Hammarby Model, un sistema di vita autosostenibile ed ecocompatibile che produce la propria energia dai propri rifiuti, convertendo tutto ciò che produce e seguendo alla lettera il principio secondo il quale nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.


Hammarby Sjostad
Hammarby Model - Stoccolma, Svezia

Si tratta di un esperimento estremamente interessante ed anticipatore dei tempi. 
Un modello di quartiere ecosostenibile, se in grado di funzionare ed autosostenersi, può veramente rappresentare il futuro delle città del mondo, l'unico futuro possibile se vogliamo preservare l'ambiente in cui viviamo.

Per leggere un ulteriore approfondimento su Hammarby clicca qui 

lunedì 10 settembre 2012

Pizzo dei tre signori

Descrizione breve

Il Pizzo dei Tre Signori, montagna al confine di tre diverse province lombarde, può essere raggiunto da diverse località di partenza: in questa proposta il luogo di partenza è Ornica: da qui un primo tratto in salita in mezzo al bosco porta ad una vallone erboso e da questo si continua a salire fino a raggiungere le rocce abitate unicamente da numerosi stambecchi. Il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche, ma il dislivello in salita è notevole.


Scheda tecnica

Tappe
Ornica (922 m slm) - Agriturismo Ferdi (1415 m slm) - Baita Ciarelli (1629 m slm) - Baita Predoni (1800 m slm) - Bocchetta dell'Inferno  (2306 m slm) - Pizzo dei 3 Signori (2554 m slm) - Ornica

Dislivello complessivo
1632 m

Difficoltà
Da Ornica a Agriturismo Ferdi: Turistico
Da Agriturismo Ferdi a Bocchetta Inferno: Escursionisti
Da Bocchetta Inferno a Pizzo 3 Signori: Escursionisti esperti

Cartina Kompass

n° 105 Lecco Valle Brembana

Tempo di percorrenza
Circa 6 ore

Descrizione dettagliata


Lasciata l’auto ad Ornica un sentiero quasi sempre in salita attraversa la Valle dell'Inferno, dapprima passando per un bosco, e poi per i pascoli. 

Pizzo dei tre signori
Valle dell'Inferno
Lungo il percorso si incontrano numerose baite ed allevamenti di ovini. La salita è piuttosto agevole fino alla Bocchetta dell'Inferno. 

Pizzo dei tre signori
Vista dalla Bocchetta dell'Inferno

Da qui il raggiungimento della cima si fa più complesso facendosi strada tra le rocce tra piccole arrampicate e tratti di sentiero normale. E' comunque un sentiero per lo più agevole, ma molto lungo. L’interesse paesaggistico è notevole, così come di grande impatto può essere l'incontro di stambecchi o camosci che popolano la zona e non hanno alcuna paura degli escursionisti. 

Pizzo dei tre signori
Incontri ravvicinati

pizzo dei tre signori
Incontri ravvicinati 2
Il raggiungimento della cima è molto faticoso, è necessaria dunque un'ottima forma fisica e, possibilmente, una buona preparazione atletica.

domenica 9 settembre 2012

Sformato di zucchine e ricotta

Ingredienti per 2 persone


Zucchine: 1 grossa (circa 250 gr)
Cipolla: 1/4
Ricotta: 100 gr
Uova : 1
Parmigiano e pecorino
Sale
Pepe
Noce moscata
Farina: pochi grammi

E' necessario un frullatore e una piccola teglia da forno

Procedimento


- Tagliare le zucchine a rondelle
- Sbollentare le zucchine per 5 minuti in acqua salata
- Tagliare la cipolla
- In una padella cuocere (a fuoco lento) zucchine sbollentate e cipolla

- Preparare una crema composta da: uovo + ricotta + parmigiano e pecorino grattugiati + sale, pepe e noce moscata

- In un frullatore frullare le zucchine precedentemente preparate in modo da ottenere una crema
- Unire la crema di zucchine con quella di ricotta e uovo

- Imburrare una teglia e ricoprire di un leggero strato di farina
- Versare il composto nella teglia e fare cuocere in forno a 170°C per 30 minuti

E' possibile guarnire con salsa di carote.

Ricetta
Sformato di zucchine

Salsa di carote

Ingredienti


Carote: 3
Cipolla: 1/4

Sale
Olio extravergine

E' necessario un frullatore

Procedimento


- Tagliare la cipolla e le carote a dadini
- Mettere il tutto in acqua bollente salata per 30 minuti
- Frullare le carote e la cipolla bollite fino ad ottenere una crema omogenea
- Aggiungere l'olio e il sale e mescolare

Ricetta
Salsa di carote

sabato 8 settembre 2012

Monte Zeda

Descrizione breve

Lungo percorso che tocca ben tre vette (Todano, Marona e Zeda) in provincia di Verbania. A causa del fatto che si toccano più cime è un percorso che si snoda su sali e scendi continui che rendono il dislivello complessivo in salita superiore ai 1500 m. Splendido panorama sul Monte Rosa.

Scheda tecnica

Tappe
Cappella Porta (1065 m slm) - Rif Pian Cavallone (1528 m slm) - Monte Todano (1667 m slm) - Colle della Forcola (1518) - Pizzo Marona (2051 m slm) - Monte Zeda (2156 m slm) - Pizzo Marona - Forcola - Pian Cavallone - Cappella Porta

Dislivello complessivo
Poco meno di 1600 m

Difficoltà
Da Cappella Porta a Monte Todano: E
Da Monte Todano a Monte Zeda: EE

Cartina Kompass
n° 90 Lago di Como Lago di Varese

Tempo di percorrenza
Circa 7 ore


Descrizione dettagliata

Lasciata l'auto presso la cappella Porta (nei pressi di Caprezzo) si prende il sentiero centrale che inizia subito in salita in un bosco di faggi nel quale sono stati inseriti dei pannelli esplicativi sulla natura del luogo. 

Monte Zeda
Bosco di faggi
Il bosco di conifere sostituisce ad un certo punto quello di faggi e, dopo un tratto pianeggiante, sfocia su un prativo che da sul rifugio Pian Cavallone. Da qui un altro breve tratto in salita porta ad un meraviglioso balcone naturale che si affaccia sul massiccio innevato del Monte Rosa.

Monte Zeda
Monte Rosa vista dal Pian Cavallone
Dalla Cappella Votiva è possibile salire al Monte Todano o aggirarlo tramite un seniero sulla sinistra che porta direttamente oltre. Inizia quindi una notevole salita verso il Pizzo Marona da cui poi si deve ridiscendere per poter affrontare l'ultima salita per il Monte Zeda dal quale si gode un'ottima vista delle montagne circostanti e, verso Sud, del Lago Maggiore. 

Vetta del Monte Zeda
Ritorno per la stessa via. Il sentiero, molto facile fino al Rifugio Pian cavallone diventa poi maggiormente impegnativo sia in termini di fatica che di difficoltà tecniche: ci sono anche alcuni tratti attrezzati, ma si deve riconoscere che danno più che altro un aiuto psicologico per affrontare con più sicurezza alcuni punti. Le difficoltà sono più che altro di natura fisica dato che i continui saliscendi determinano un dislivello finale complesivo in salita di quasi 1600 metri.

venerdì 7 settembre 2012

Seregno mangia bene

Tutti questi sforzi per controllare quello che mangiamo e fare una spesa critica ed informata e poi basta una serata fuori casa per perdere il controllo su tutto: sul cibo, sull'impatto ambientale, sulla nostra salute !

Ma qualcosa possiamo fare anche quando andiamo a cena fuori.

Volevo parlare oggi di due realtà molto interessanti che, casualmente, hanno preso vita nello stesso paese, a Seregno, una cittadina nel cuore della Brianza.


Bistrot, Cafè, Store di Seregno
La Taste - Il Bistrò, Cafè e Store di Seregno (MB)


La prima è La Taste, un locale che è ristorante, ma anche Cafè-Bar e persino negozio di alimentari: in tre aree diverse dello stesso spazio infatti trovano posto diversi tipi di servizi che permettono, in un unico locale, di fare la spesa, prendere un caffè, cenare o magari ascoltare della buona musica: in alcune serate infatti la musica jazz dal vivo rende ancora più speciali i sapori proposti a La Taste.
Già, i sapori: perchè in questo locale il cibo è di qualità superlativa: vengono serviti principalmente cibi di stagione e a Km 0, il pane è di pasta madre (ottimo), l'acqua naturale (di rubinetto) è servita in ecosostenibili e riutilizzabili bottiglie di vetro.
Sugli scaffali del negozio si trova la stessa qualità. I 5 amici fondatori di La Taste, laureati in scienze Gastronomiche, acquistano direttamente dai produttori locali, prediligono la filiera corta e riducono il trasporto. Portano a tavola una nuova cultura del cibo, ecosostenibile e fondata sulla qualità.
Il senso del gusto rivive. E rinascono sapori ormai dimenticati.


Gelateria Seregno
L'albero dei gelati - La gelateria di Seregno, Barlassina e Cogliate (MB)


Un pò come rinasce il vero gusto del gelato naturale all' Albero dei Gelati, gelateria di Seregno, ma anche di Barlassina e Cogliate (Brianza). I gelati vengono prodotti utilizzando uova biologiche e latte biologico della Valtellina. Anche in questo caso gli ingredienti vengono acquistati direttamente da chi li produce e viene privilegiata la filiera corta e i prodotti a km 0.
Nascono così gelati buoni e sani: infatti non vengono aggiunti coloranti, nè grassi vegetali idrogenati, nè aromi artificiali, nè addensanti artificiali, tutti ingredienti che invece purtroppo si ritrovano spesso nei gelati prodotti in modo industriale (ed a volte anche nelle gelaterie artigianali). Il risultato è un gelato dal gusto unico. A impreziosire il tutto un locale grazioso e la scelta di utilizzare vaschette, bicchieri e cucchiaini in materiale biodegradabile al 100% a base di amido di mais.

Per una serata fuori diversa ed ecosostenibile.

Per una serata all'insegna del piacere, del gusto e della salute.

mercoledì 5 settembre 2012

Traversata del Brenta - Un trekking irripetibile

Ebbene normalmente quando parlo dei trekking, mi limito a fare una descrizione dei percorsi, indico una scheda tecnica con dislivelli, difficoltà, tempi di percorrenza etc. Questa volta no.
Questa volta no perchè il trekking che ho fatto per attraversare parte del Gruppo Dolomitico di Brenta rientrava in un rituale chiamato addio al celibato.
Ma soprattutto perchè questo trekking, effettuato con 5 amici, è stato fatto in condizioni divenute quasi estreme a causa del meteo che ha trasformato una semplice camminata in una prova di forza estrema.

Siamo io, Giuseppe, Luca, Gianluca, Martino e Giovanni.
Ed è da qualche giorno che scrutiamo il meteo, studiamo i percorsi delle nuvole sui satelliti, incrociamo i dati di meteo.it, ilmeteo, meteotrentino e persino smhi (swedish weather) mentre facciamo le nostre danze del sole. Tutto inutile. Quando arriviamo a Madonna di Campiglio, il venerdì sera, piove a dirotto. Fa niente, siamo speranzosi che domani sarà meglio. Confidiamo nelle schiarite e con allegria brindiamo alla nostra salute nell'unico pub della valle aperto fino a tarda notte. Alloggiamo a Darè, nel Bed and Breakfast della "Signora", ovvero "La Gioconda", un'ex insegnante di educazione fisica che ha vissuto in Grecia ma che voleva fare la Guida Alpina. Quando apprende che la nostra destinazione è il Rifugio Pedrotti, nel bel mezzo delle Dolomiti di Brenta ci riempie di brioches da portare con noi, ma ci ricorda anche che: "se non ce la fate... tornate qui e vi faccio le tagliatelle con i funghi". Perchè non dovremmo farcela? Forse perchè quando ci svegliamo fuori piove a dirotto ed il meteo è passato dalle ottimistiche schiarite alla più pessimistica delle previsioni: possibilità di precipitazioni = 98% !
Decidiamo di temporeggiare un pò. Il cielo grigio spegne gli entusiasmi e ci spinge a sorbire un thè caldo in un bar di Madonna di Campiglio (o era un bar di Milano?). Ma la montagna, dietro le nubi, ci chiama ed il suo richiamo è irresistibile. Nonostante tutto siamo qui, e abbiamo voglia di camminare. Prendiamo dunque la cabinovia Grostè che ci fa fare uno sbalzo di 800-900 m portandoci a quota 2400 (Rifugio Stoppani...o era un bar di Milano?). Qui la sorpresa ci attende: 30 cm di neve ricoprono tutto: il grigio del cielo ed il bianco della terra si confondono in un unicum indefinito. Il sentiero è una piccola scia di passetti sulla neve di qualche coraggioso che ci ha preceduto.
E' il momento di osare. 6 amici si trasformano in 6 eroi. E la tormenta viene affrontata. Pochi passi ed il sentiero sparisce. E ora? Torniamo indietro sui nostri passi, bussola alla mano e cartina. Le mani sono già congelate. I piedi lo stesso. Siamo già zuppi dopo 10 minuti. Ma ritroviamo il sentiero: e allora via. Verso l'ignoto. Dopo un'ora di cammino per lo più in discesa il cielo si schiarisce e ci permette di arrivare al rifugio Tuckett camminando per un quarto d'ora senza neve.

Dolomiti di Brenta
Rifugio Tuckett
 Ma, dopo aver azzannato un panino, uscendo dal rifugio, è di nuovo temporale. E allora mantelle e via per un nuovo tratto sotto l'acqua mista a neve. Qualcuno parla di sociopatia. Qualcuno inizia a pensare: "ma cosa diavolo stiamo facendo?" Ma la montagna, la splendida montagna ripaga sempre, e al primo squarcio nel cielo, ecco che appare in tutta la sua maestosità dolomitica facendosi strada con i suoi picchi acuminati tra le nubi. Arriviamo al rifugio Brentei.

Dolomiti di Brenta
Rifugio Brentei

Infine ci attende una lunga salita con tanto di attraversamento di un nevaio.

Dolomiti di Brenta
Nevaio verso il RIf Pedrotti

E quindi l'agognato traguardo: il rifugio Pedrotti.

Dolomiti di Brenta
Dal Rifugio Pedrotti
Giovanni è sofferente ad un ginocchio. Io e Giuseppe ci smezziamo una doccia gelida. Luca, al rifugio, ha uno svarione e rischia il collasso. Ciononostante siamo tutti qui, in questo rifugio, a brindare la fine di un'era: 34 anni di celibato che stanno per terminare. Una partita a Solo ed un pensiero alle ragazze che, forse su un altro pianeta, chissà cosa stanno combinando.
Quando ci svegliamo nei nostri letti, il giorno dopo, nulla sembra essere cambiato: dalla finestra si vede un solo colore: il grigio. Il rifugio è infatti letteralmente avvolto da una nube apparentemente infinita. Ma fortunatamente non piove (nè nevica): anzi, la neve caduta finora, si sta sciogliendo. Sono segnali positivi: ed eccoci allora, ripresi gli scarponi e l'attrezzatura, armati di nuova pazienza, ad affrontare un nuovo giorno.
Dopo una mezzora di cammino, è pura meraviglia: il sole squarcia le nubi e ci regala dei colori mozzafiato illuminando un panorama mattutino di rocce bianche, erba verde e tratti di cielo blu.

Dolomiti di Brenta
Lungo il sentiero Osvaldo Orsi

I cuori si rallegrano ed è incontenibile emozione quando sotto i nostri occhi appare un gruppo di camosci che sembra festeggiare il ritorno del sole !

Dolomiti di Brenta
Camosci
Il cammino è ora molto più piacevole: il sentiero Osvaldo Orsi, che ci permette di tornare al punto di partenza effettuando un giro ad anello, è di una bellezza incomparabile, con alcuni passaggi attrezzati facili e divertenti, in mezzo a scenari mozzafiato.

Dolomiti di Brenta
Parte attrezzata del sentiero Osvaldo Orsi

Ma una passeggiata non può andare giù liscia. Qualcosa deve accadere. Ed ecco allora che, mentre ci godiamo una meritata pausa, un boato squarcia l'aria, seguito da un intenso rumore di sassi che rotolano. Una frana. corriamo tutti senza sapere dove andiamo. Solo Luca, montanaro saggio, ci ammonisce: dove correte? Dove correte che non vediamo da dove arriva? Per fortuna non vediamo dove arriva e non lo vedremo mai perchè il rumore si interrompe e vediamo rotolare verso la nostra direzione solo alcuni piccoli ed innocui sassi.
Riprendiamo la salita ed arriviamo alla Bocchetta di Tuckett, punto in cui i nostri eroi si dividono: Luca ed il sottoscritto decidono di affrontare la Ferrata del Benini per arrivare direttamente al Grostè, mentre gli altri scelgono la strada normale attraverso la vedretta di Tuckett per raggiungere il rifugio omonimo e, da quest'ultimo, il Grostè.
La ferrata del Benini è semplice: solo alcune scale. Il problema è in cima, a quota 2500 infatti, la neve copre il sentiero e perdersi diventa quasi scontato. Ma Luca, montanaro saggio, riesce a vedere ometti ovunque, sa usare bussola e cartina e ritrova la strada. Il percorso, dopo un pò, diventa tutto in cresta, con interessantissimi passaggi attrezzati tra pareti a picco. Il lungo giro finisce allo scempio del Grostè, rifugio contornato da piste da sci con tanto di cannoni spara neve che fanno capire quanto poco rispetto l'uomo abbia della natura.
Eppure la tormenta di neve, la pioggia, i camosci, la frana e la bellezza incomparabile del percorso che abbiamo affrontato ci fa capire quanto rispetto invece sarebbe dovuto a questa natura così bella e così forte che ci fa capire quanto è fragile il nostro equilibrio sulla terra.
E' stata una due giorni bellissima, nonostante tutto. C'era la montagna e c'erano gli amici. Che altro?


Scheda tecnica

Tappe
Rif Stoppani al Grostè (2437 m slm) – Rif Tuckett (2272 m slm) - Rif Maria e Alberto al Brentei (2182 m slm) - Rif Tommaso Pedrotti (2439 m slm) – Bocca del Tuckett (2647 m slm) – Rif Stoppani

Dislivello complessivo
Circa 1000 m

Difficoltà
Da Rif Stoppani a Rif Brentei: E
Da Rif. Brentei a Rif Pedrotti: EE
Da Rif Pedrotti a Bocca di Tuckett: EEA
Da Bocca di Tuckett a Rif Stoppani: EEA (via ferrata)

Cartina Kompass
n° 73 Dolomiti di Brenta

Tempo di percorrenza
Primo giorno (Rif Stoppani -. Rif Pedrotti): circa 5 ore
Secondo giorno (Rif Pedrotti – Rif Stoppani): circa 6 ore