sabato 29 settembre 2012

Il libro nero dell'agricoltura - Un'inchiesta di Davide Ciccarese

Oggi l'agricoltura si è trasformata in un processo produttivo senza precedenti, una catena di montaggio slegata dall'ambiente che la circonda. Ortaggi fuori stagione percorrono migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole, sementi ibride e OGM si diffondono a danno delle varietà locali, i terreni sono esausti e le falde acquifere sono sempre più contaminate da concimi chimici e pesticidi, veleni che finiscono nei nostri piatti. Anche gli allevamenti si sono trasformati in fabbriche, in cui gli animali vivono ammassati. Il sogno di sconfiggere la fame nel mondo grazie all'agricoltura intensiva si è infranto contro la diffusione di malattie come il morbo della mucca pazza o l'influenza aviaria ed eventi come la progressiva scomparsa delle api rischiano di avere effetti catastrofici sull'equilibrio del pianeta.
La minaccia è globale: l'agricoltura deve essere ripensata per soddisfare i bisogni di una popolazione mondiale in costante crescita e diventare allo stesso tempo uno strumento di riscatto sociale ed economico nel ripetto dell'ambiente. Ci sarà bisogno di nuove parole dal sapore antico: prossimità, stagionalità, sovranità e sicurezza alimentari. Ma, soprattutto, l'uomo dovrà imparare a comportarsi da ospite e custode del pianeta.

Di tutto questo e tanto altro ci parla nel suo libro inchiesta sull'agricoltura Davide Ciccarese, Segretario di Acli Terra Lombardia (associazione professionale di imprenditori agricoli) e Presidente dell'associazione Nostrale (progetto di promozione del consumo consapevole e di progetti di sviluppo agricolo sostenibile).

un inchiesta di Davide Ciccarese
Copertina del libro
Si tratta di un libro molto interessante che affronta tutti i problemi relativi all'agricoltura moderna (oltrechè degli allevamenti industriali), e che spiega come si è arrivati alla situazione attuale attraverso una lunga analisi storica della nascita, crescita e sviluppo dell'agricoltura stessa.
Numeri alla mano, viene evidenziato come il sistema agricolo attuale sia destinato a collassare su se stesso, dal momento in cui la popolazione mondiale continua ad aumentare, parallelamente alla continua diminuzione delle superfici coltivabili disponibili: la terra, irrimediabilmente ammalata a causa dell'uso sconsiderato di pesticidi e prodotti chimici velenosi, è sempre più soggetta ai fenomeni di erosione e desertificazione, e perde dunque la sua fertilità, anche a causa delle monocolture intensive che limitano la biodiversità e consumano i terreni impoverendoli sempre maggiormente.
E' inoltre sempre minore la terra a disposizione a causa della inarrestabile cementificazione ed espansione delle città: le campagne, che un tempo formavano un tuttuno con i centri abitati, sono adesso relegate in confini sempre più stretti dove è necessario produrre sempre di più. Le città, d'altra parte, formano delle isole di cemento che devono importare tutte le risorse dall'esterno essendo ben lontane dall'essere autosufficienti. Si innesca così il ciclo dei trasporti in entrata (di risorse) ed in uscita (di rifiuti) con un considerevole consumo di energia globale.
Un intero capitolo è dedicato alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) che è forse la maggiore responsabile di tutti questi problemi a causa delle sue politiche di vendita.
La GDO infatti basa i propri affari puntando tutto su una politica al ribasso dei prezzi e sulla quantità a discapito della qualità. I produttori (i contadini e gli allevatori) vengono pagati talmente poco che in pratica per loro si tratta solo di un rimborso spese. I produttori sono costretti ad accettare queste condizioni ed a volte si indebitano pur di non essere esclusi dal sistema. Devono quindi a loro volta risparmiare sulle proprie risorse e produrre il più possibile in tempi brevi. Per questi motivi i campi non vengono più messi a riposo, le monocolture vengono preferite alla colture diversificate, per spingere al massimo la produttività vengono impiegati fertilizzanti e pesticidi. Il risultato è costituito da verdure dall'aspetto perfetto, ma con scarse qualità organolettiche, mentre i campi si impoveriscono sempre di più. Ma questo alla GDO non interessa: se un campo smette di essere produttivo se ne sceglie un altro, o addirittura se ne scegli un altro solo perchè più economico e niente più viene prodotto e consumato a livello locale, ma tutto diventa globale: le arance, ad esempio, vengono acquistate a prezzi bassi dalla Spagna, mentre le eccellenti qualità di agrumi siculi vengono lasciate marcire sui campi perchè troppo costose. Nuove realtà produttive vengono scelte in Ungheria e Romania, solo perchè più economiche ed i prodotti fanno enormi giri in tutto il mondo prima di raggiungere le nostre tavole.
Si raggiungono paradossi incredibili di prodotti locali che vengno letteralmente buttati per lasciare il posto a importazioni di dubbia qualità, ma dal sicuro interesse economico: le GDO hanno un enorme guadagno sui prodotti venduti a scapito dei contadini che invece sono sempre più sull'orlo del fallimento (e non manca la piaga del lavoro nero).
Lo scenario è dunque inquietante ed insostenibile e l'unico modello di sviluppo possibile diventa a questo punto una fase di regressione in cui piccoli spazi agricoli vengono recuperati a livello locale a scopo autoproduttivo. Accorciare le filiere e ritrovare il senso dell'azienda agricola che era in grado da sola di produrre e riciclare gli scarti, dando alla natura il tempo di assorbire, crescere e produrre senza forzature, senza agenti inquinanti esterni, permettendo il riposo e la rotazione delle colture, sfruttando le energie a disposizione. Non è una semplice lode ad un ritorno al passato, ma è un uso ragionato delle risorse ed i macchinari a disposizione, affinchè si riesca a produrre il giusto, per tutti, in maniera ecosostenibile.

Ma il sistema non può muoversi da solo. Come sempre una grossa spinta la può dare il consumatore: informandosi, scegliendo i prodotti che acquista, prediligendo il cibo locale e di qualità, facendo fallire la politica della GDO per un futuro più equo e pulito per tutti.
Come ho spesso concluso molti dei miei post, il mio augurio è: Buona spesa a tutti !

lunedì 24 settembre 2012

Pizzo Redorta

Ascesa al Pizzo Redorta (in uno o due giorni) in Val Bondione, in ambiente di alta montagna, nel mezzo delle Orobie Bergamasche. Da Fiumenero (paese di partenza) fino al rifugio Baroni non ci sono problemi tecnici, dal rifugio al pizzo si attraversa un ghiacciaio (ramponi) cui segue facile arrampicata. Attenzione alla roccia orobica molto cedevole.

Scheda tecnica

Tappe
Fiumenero (795 m slm) - Rifugio Baroni al Brunone (2295 m slm) - Pizzo Redorta (3038 m slm)

Dislivello complessivo
Circa 2250 m

Difficoltà
Da Fiumenero al Rif. Baroni: E
Da Rif. Baroni a Pizzo Redorta: EEA+ (ramponi e corde, alpinistica facile)


Cartina Kompass
n° 104 Foppolo Valle Seriana

Tempo di percorrenza
Primo giorno (Fiumenero - Rif Baroni): circa 4 ore
Secondo giorno (Rif Baroni – Pizzo Redorta - Fiumenero): circa 7 ore

Descrizione dettagliata
Dal parcheggio del cimitero di Fiumenero in Valbondione, si imbocca il sentiero 227 che, in circa 4 ore di cammino e per un dislivello di 1500 metri, porta al rifugio Baroni al Brunone. Il percorso si snoda all'interno di un bosco di latifoglie costeggiando (ed a volte attraversando) un torrente fino ai 1200 metri di altitudine.

Pizzo Redorta
Lungo il sentiero

Successivamente il bosco lascia spazio al prato (e qualche pino solitario) in uno scenario imponente di montagne scoscese. La salita si fa quindi più decisa fino al rifugio Baroni, contornato da picchi rocciosi.

Pizzo Redorta
Rifugio Baroni al Brunone
E' possibile dormire al rifugio.

Pizzo Redorta
Vista notturna dal rifugio

Alternativamente è possibile continuare l'ascesa verso il Pizzo Redorta attraversando un sentiero inizialmente semplice e poi caratterizzato da qualche tratto leggermente più complesso fino ai piedi di un ghiacciaio (la vedretta di Scais), per l'attraversamento del quale sono necessari i ramponi.

Pizzo Redorta
Vedretta di Scais
Dopo 20 minuti di passaggio su ghiacciaio si arriva ad una bocchetta dalla quale si può puntare alla vetta. Ci si trova qui di fronte ad una semplice via alpinistica, le cui insidie maggiori sono dovute alla cedevolezza della roccia orobica. E' assolutamente necessario verificare bene la solidità di ciascun appiglio prima di puntare il peso o agganciare una corda. L'arrampicata presenta le maggiori difficoltà nel punto inziale, per poi farsi più semplice, fino al raggiungemtno della cima aerea.

venerdì 21 settembre 2012

Ecomondo - Tecnologie InnovAttive

Si svolgerà a Rimini Fiera tra il 7 e il 10 novembre 2012 la 16° Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile, un punto di incontro per esperti del settore per la discussione di importanti tematiche ambientali quali la gestione dei rifiuti, delle risorse primarie (acqua, aria, suolo) e la protezione ed il ripristino ambientale.
Ci saranno seminari, eventi, tavole rotonde, e opportunità di marketing, il tutto organizzato in settori espositivi tematici.

La tematica principale della manifestazione sarà il ciclo completo del rifiuto (sezione espositiva "Waste") con la presentazione di attrezzature e sistemi integrati per la corretta gestione del rifiuto e di tecnologie per la massimizzazione del riciclo.
Inertech presenterà il "Salone sul riciclaggio nel mondo delle costruzioni", focalizzandosi sulle attrezzature per la demolizione e riciclaggio dei materiali stradali (inerti, componentistica, conglomerato bituminoso)
Oro Blu sarà la sezione dedicata al trattamento e al riuso delle acque reflue mentre Air si occuperà del medesimo problema riguardante l'aria, con una interessante parte dedicata al tema dell'indoor residenziale.
ReclaimExpo presenterà il "Salone Internazionale sulle Tecnologie di Bonifica e la Gestione dei Siti Contaminati", un momento di confronto tra ricercatori, tecnici e progettisti impegnati sul fronte delle bonifiche e riqualificazioni di ex aree industriali dismesse.
Città Sostenibile sarà un'area espostiva coperta di 5000 mq in cui verrà ricostruita una porzione di città sostenibile ideale caratterizzata da risparmio idrico, qualità dell'aria, gestione e riciclo dei rifiuti, verde pubblico, illuminazione sostenibile.
Cooperambiente presenterà le eccellenze della cooperazione italiana nei servizi e gestione del ciclo dei rifiuti, nelle energie rinnovabili, nella mobilità sostenibile, nella gestione delle aree verdi e delle per il risparmio energetico.
Verrà ospitata Key Energy, Fiera Internazionale per l'Energia e la Mobilità Sostenibile.
Uno spazio espositivo sarà infine dedicato a laboratori, mostre, workshop sui temi dell'ambiente e dell'energia.
Dovremmo essere presenti anche noi con il nostro video arrivato secondo al concorso indetto da Acquisti Verdi sui 100 secondi per il consumo sostenibile, di cui avevo già parlato in questo post



L'ingresso alla manifestazione è a pagamento (15 Euro al giorno, 25 Euro per due giorni) o su invito. Gli espositori rimarranno aperti tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00 (il sabato fino alle 17:00)

Informazioni sul sito ufficiale: www.ecomondo.com

giovedì 20 settembre 2012

Bretzeln

Ecco una ricetta (leggermente modificata dall'originale nella quale al posto del bicarbonato ci va la soda caustica) dei bretzeln, tipico snack tedesco

Ingredienti (per 4 bretzeln)


Farina 00:         250 gr
Burro:               25 gr
Bibarbonato      1,5 cucchiai
Acqua               1 L
Lievito               1 cubetto (o una bustina); meglio ancora usando la pasta madre
Sale                   6 gr
Zucchero           6 gr
Sale grosso

Procedimento


Impastare assieme tutti gli ingredienti (avendo a cura di non mescolare assieme lievito e sale):
  • Sciogliere il sale in metà dell'acqua
  • Unire l'altra metà di acqua al lievito, zucchero, burro e farina
  • Unire al composto l'acqua con il sale disciolto
  • Fare lievitare mezzora
  • Dividere l'impasto in 4 panetti e dare ad ognuno la forma tipica del bretzeln
  • Far bollire 1 L d'acqua 
  • Aggiungere il bicarbonato 
  • Immergere per qualche minuto i bretzeln uno alla volta nell'acqua col bicarbonato
  • Raccogliere poi i brezeln con una schiumarola e porli sulla teglia del forno
  • Aggiungere il sale grosso sulla superficie
  • Infornare a 200 °C per 20 minuti
Pane tedesco
Bretzeln

venerdì 14 settembre 2012

Legnone


Descrizione breve

Il Monte Legnone è un classico della Lombardia con ampio e appagante panorama di vetta. Questo trekking propone un impegnativo giro ad anello, ma è anche possibile, una volta giunti in vetta, scendere per lo stesso sentiero dell'andata, facilitando il percorso. Se si effettua il giro ad anello proposto va considerato che il sentiero che collega i rifugi Griera e Roccoli Lorla è un saliscendi con molti tratti attrezzati che possono essere divertenti, ma anche faticosi, specie se affrontati verso il termine della gita quando si è già stanchi

Scheda tecnica

Tappe
Rif. Roccoli Lorla (1463 m slm) - Bivacco Ca de Legn (2146 m slm) - Vetta Legnone (2609 m slm) - Rif Griera (1734 m slm) - Passo della Stanga (ca 1800 m slm) - Rif Roccoli Lorla

Dislivello complessivo
1400 m ca

Difficoltà
Da Roccoli Lorla a Bivacco Ca de Legn: Escursionisti
Da Bivacco Ca de Legn a Vetta: Escursionisti esperti
Da Vetta a Rif. Griera: Escursionisti
Da Rif Griera a Rif Roccoli Lorla: Escursionisti esperti (Attrezzata)

Cartina Kompass
n° 105 Lecco Valle Brembana

Tempo di percorrenza
Circa 8 ore (5 ore se si sale e si scende dallo stesso sentiero)

Descrizione dettagliata

Lasciata l’auto al Rif Roccoli Lorla il percorso si snoda inizialmente all'interno di un bosco in direzione est, con alternanza di tratti in salita ed in piano e di piccoli tratti in discesa. 

Legnone
Bosco iniziale
Si arriva ad un bivio: proseguendo dritti si affronta la prima dura salita verso il Legnone fino al bellissimo punto panoramico su cui sorge il Bivacco Ca de Legn.

Legnone
Capre lungo il percorso
La vetta è a questo punto ben visibile

Ca de Legn
Vetta del Legnone vista dal Bivacco ca de Legn
Ciononostante è necessaria ancora una ripida salita (con brevi tratti attrezzati con corda metallica) fino all’ultimo tratto di divertente arrampicata (facilitata da corda metallica e qualche piolo). 

Legnone
La croce di vetta
Per la discesa si può effettuare lo stesso percorso al contrario, oppure prendere la facile, ma lunga strada zigzagante che porta al rifugio Griera e, da questo, il sentiero che, passando per il Passo della Stanga, riporta al Rif Roccoli Lorla. Quest’ultimo sentiero non va sottovalutato: infatti presenta vari saliscendi attrezzati e parzialmente esposti che fanno del sentiero una via per escursionisti esperti.

mercoledì 12 settembre 2012

The Hammarby Model - L'esperimento svedese

"E per terminare la descrizione di ciò che di interessante puoi trovare nei quartieri periferici di Stoccolma, ti suggerisco di visitare, non lontano dal Globen, un quartiere molto particolare: Hammarby Sjöstad. La caratteristica di questo quartiere è quella di essere stato edificato seguendo criteri ecologi di ultima generazione, per cui è un quartiere che vive quasi esclusivamente di energia rinnovabile. Non è esteticamente bello, ma è di certo un quartiere unico: tutti coloro che vivono in Hammarby Sjöstad infatti fanno parte del cosidetto eco-ciclo. Tale eco-ciclo è stato sviluppato dalle compagnie dell'acqua e dei rifiuti di Stoccolma unitesi in una proficua collaborazione. L'obiettivo è quello di minimizzare il consumo di energia e la produzione di rifiuti, massimizzando invece il risparmio delle risorse e il riciclo. Il modello, chiamato Hammarby Model, sembra provenire direttamente dal futuro. Stoccolma e la Svezia veramente non finiscono mai di stupire." (Dal libro "Si potrebbe andara a Stoccolma" di Simone Pensieroso)

Volevo oggi parlare di questo quartiere svedese che, per quanto ne so, è un unicum in Europa.
L'obiettivo che Stoccolma si è posta, in questo caso, è quello di fare di Hammarby Sjöstad un quartiere che abbia un impatto ambientale pari alla metà dell'impatto sull'ambiente che hanno gli altri edifici di Stoccolma costruiti dagli anni '90 in poi. Tutto è stato studiato a tavolino fin dal primo istante.
L'area utilizzata per l'edificazione viene da una vecchia zona industriale dismessa che sta venendo trasformata in zona residenziale con parchi e verde pubblico. Le fonti di energia sono biogas, carburanti e calore riciclati. L'area prevede un efficiente servizio di trasporto pubblico, piste ciclabili (realtà peraltro già ampiamente diffusa in tutto il resto della città), e l'integrazione di questi servizi con car pooling ed altre iniziative simili. 
I rifiuti vengono riciclati con grande efficienza: l'organico viene convertito in biogas e biofertilizzanti; i rifiuti di carburante vengono trasformati in calore ed elettricità; carta, metalli, vetri e plastica vengono riciclati in nuovi imballaggi. Il tutto viene raccolto in differenti contenitori e spinto tramite pompe a vuoto in zone di raccolta lontane dalle abitazioni dove i camion possono raccogliere e trasportare i rifiuti nelle apposite sedi per il loro riutilizzo.
Anche le acque reflue vengono trattate con particolari sistemi di depurazione per ottenere nuove energie e restituire al mare acqua pulita.
Tutto è studiato ad arte e va a costituire il cosiddetto Hammarby Model, un sistema di vita autosostenibile ed ecocompatibile che produce la propria energia dai propri rifiuti, convertendo tutto ciò che produce e seguendo alla lettera il principio secondo il quale nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.


Hammarby Sjostad
Hammarby Model - Stoccolma, Svezia

Si tratta di un esperimento estremamente interessante ed anticipatore dei tempi. 
Un modello di quartiere ecosostenibile, se in grado di funzionare ed autosostenersi, può veramente rappresentare il futuro delle città del mondo, l'unico futuro possibile se vogliamo preservare l'ambiente in cui viviamo.

Per leggere un ulteriore approfondimento su Hammarby clicca qui 

lunedì 10 settembre 2012

Pizzo dei tre signori

Descrizione breve

Il Pizzo dei Tre Signori, montagna al confine di tre diverse province lombarde, può essere raggiunto da diverse località di partenza: in questa proposta il luogo di partenza è Ornica: da qui un primo tratto in salita in mezzo al bosco porta ad una vallone erboso e da questo si continua a salire fino a raggiungere le rocce abitate unicamente da numerosi stambecchi. Il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche, ma il dislivello in salita è notevole.


Scheda tecnica

Tappe
Ornica (922 m slm) - Agriturismo Ferdi (1415 m slm) - Baita Ciarelli (1629 m slm) - Baita Predoni (1800 m slm) - Bocchetta dell'Inferno  (2306 m slm) - Pizzo dei 3 Signori (2554 m slm) - Ornica

Dislivello complessivo
1632 m

Difficoltà
Da Ornica a Agriturismo Ferdi: Turistico
Da Agriturismo Ferdi a Bocchetta Inferno: Escursionisti
Da Bocchetta Inferno a Pizzo 3 Signori: Escursionisti esperti

Cartina Kompass

n° 105 Lecco Valle Brembana

Tempo di percorrenza
Circa 6 ore

Descrizione dettagliata


Lasciata l’auto ad Ornica un sentiero quasi sempre in salita attraversa la Valle dell'Inferno, dapprima passando per un bosco, e poi per i pascoli. 

Pizzo dei tre signori
Valle dell'Inferno
Lungo il percorso si incontrano numerose baite ed allevamenti di ovini. La salita è piuttosto agevole fino alla Bocchetta dell'Inferno. 

Pizzo dei tre signori
Vista dalla Bocchetta dell'Inferno

Da qui il raggiungimento della cima si fa più complesso facendosi strada tra le rocce tra piccole arrampicate e tratti di sentiero normale. E' comunque un sentiero per lo più agevole, ma molto lungo. L’interesse paesaggistico è notevole, così come di grande impatto può essere l'incontro di stambecchi o camosci che popolano la zona e non hanno alcuna paura degli escursionisti. 

Pizzo dei tre signori
Incontri ravvicinati

pizzo dei tre signori
Incontri ravvicinati 2
Il raggiungimento della cima è molto faticoso, è necessaria dunque un'ottima forma fisica e, possibilmente, una buona preparazione atletica.