giovedì 2 luglio 2015

Colle di Nel e dintorni

Descrizione breve

Si tratta di un lungo giro ad anello ai piedi della Levanne nei pressi del confine con la Francia, nell'estremità Sud del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il percorso parte da Villa (frazione di Ceresole Reale) e passa per il rifugio Jervis (possibilità di pernottamento), il Colle di Nel ed il Lago di Dres, ma presenta anche numerose varianti 

Scheda tecnica

Tappe
Villa (1588 m slm) - Rifugio Jervis (2250 m slm) - Colle di Nel (2551 m slm) - Lago di Dres (2087 m slm) - Lago di Ceresole Reale (1588 m slm) - Villa

Dislivello complessivo
Poco meno di 1000 m

Difficoltà
Tutto il percorso descritto: E
Nel caso in cui si decida di salire sulla Cima delle Fasce: EE
Nel caso in cui si decida di fare un'ascensione sulle Levanne: EEA

Cartina Kompass
n° 86 Parco Nazionale del gran Paradiso

Tempo di percorrenza
Circa 7 ore

Descrizione dettagliata
Parcheggiando l'auto a Villa, poco oltre il lago di Ceresole Reale, si trova ben segnalato l'inizio del sentiero 530 diretto verso il rifugio Jervis. Il percorso è gradevole, tutto all'interno di un bosco di conifere.

Parco Nazionale del Gran Paradiso
Verso il Rifugio Jervis
Il sentiero prosegue senza particolari difficoltà: ad aumentare è solo il livello paesaggistico, molto interessante soprattutto nella seconda parte quando ci si inoltra in un sottobosco di rododendri, costeggiando una lunga parete a strapiombo dalla quale però il sentiero mantiene sempre le distanze di sicurezza.
Si arriva infine (dopo un paio d'ore) all'accogliente Rifugio Jervis, in splendida posizione su un pianoro erboso al cospetto delle imponenti Levanne

Levanne
Vista delle Levanne dal Rifugio Jervis 
Nei pressi del rifugio si incontra il sentiero 531 che, dopo aver attraversato il pianoro erboso, si inerpica lasciando le Levanne sulla destra, in direzione del Col di Nel, in tipico ambiente alpino, con possibilità di incontrare camosci e marmotte. La vista dal Col di Nel è spettacolare.

Parco Nazionale Gran Paradiso
Panorama dal Col di Nel
Una volta giunti al Col di Nel è possibile salire sulla Cima delle Fasce utilizzando una traccia di sentiero su sfasciumi rocciosi, oppure ridiscendere a valle lungo il sentiero 526 in direzione del Rifugio Leonesi. La discesa inizialmente ripida si fa ben presto piuttosto agevole e paesaggisticamente molto gradevole.

Parco Nazionale del Gran Paradiso
Scorcio lungo la discesa verso il lago di Dres
Se si decide di passare per il lago di Dres, una volta giunti al "Tracco" si deve imboccare il sentiero 525 in direzione di Ceresole, ma deviare in breve sulla destra. Si raggiunge così il Lago di Dres in una interessante zona umida (torbiera)

Parco Nazionale del Gran Paradiso
Lago di Dres
Per tornare a Villa si può riprendere il sentiero 525 ed imboccare il sentiero 525A, oppure si può scendere verso Ceresole tramite sentiero 525/526/521, sapendo però che poi per tornare a Villa sarà necessario passeggiare lungo tutta la sponda sinistra del Lago di Ceresole (circa 40 minuti di cammino)

In totale sono circa sette ore di cammino (che è possibile spezzare in due giornate se si dorme presso il Rifugio Jervis) all'interno di un paesaggio è sempre molto interessante.
Dal punto di vista geologico ci si trova tra montagne di Gneiss (rocce metamorfiche scistose), dal punto di vista floristico e faunistico, essendo all'interno del Parco nazionale del Gran Paradiso, sono innumerevoli le specie animali e vegetali che si possono incontrare.
Un'escursione assolutamente consigliabile.

venerdì 17 aprile 2015

Italia - Sud del Lazio

Viaggiare con lentezza significa scoprire luoghi che il turismo mordi e fuggi non permetterebbe mai di assaporare, esplorando gli angoli più nascosti e meno pubblicizzati e comprendendo come si vive in quel luogo e quale sia stata la sua storia.
E quale posto migliore per dedicarsi ad un'attività così piacevole ed entusiasmante se non l'Italia, il Paese nel quale viviamo, che sempre ci sorprende per la sua ricchezza di storia, cultura e bellezze naturali?
Basta scegliere una piccola area e dedicarsi alla sua esplorazione per rimanere totalmente appagati e tornare a casa con un pieno arricchimento del proprio bagaglio culturale.

L'area qui proposta è quella occupata dalla provincia di Latina e (in parte) dalla provincia di Frosinone, il Lazio del Sud, terra di confine con la Campania che può essere comodamente girata in 4-5 giorni.
L'itinerario prevede la visita di alcune cittadine e paesini, ma anche alcuni trekking che possono essere intervallati da momenti di relax al mare. La zona infatti si estende tra mari e monti in un mix di bellezze artistiche e naturali.

Giorno 1 - Gaeta, Montagna Spaccata e Grotta del Turco

Moltissime sono le possibilità di pernottamento nell'area prevista da questo itinerario ed il consiglio è quello di rimanere sempre nella stessa struttura dato che gli spostamenti sono pochi e le distanze da coprire in auto non sono eccessive. Noi abbiamo dormito in un Bed and Breakfast di Itri, piccolo paese nell'entroterra ad una decina di chilometri da Gaeta.
Ed è proprio Gaeta la prima tappa prevista in questo viaggio. La cittadina, che si è sviluppata su un piccolo promontorio, è caratterizzata da un nucleo storico medievale fatto di vicoli e stradine in salita. Ma il pezzo forte è la Montagna Spaccata, una enorme fenditura in una falesia sulla quale è sorto un santuario che si affaccia a picco sul mare tra due pareti impressionanti di roccia. Poco sotto si rimane affascinati dalla splendida Grotta del Turco nella quale si può scendere percorrendo una serie di gradini.

Gaeta, Montagna Spaccata
La Grotta del Turco

A degna conclusione della visita di Gaeta e della sua Montagna Spaccata ci si può rifocillare con un pezzo di tiella, caratteristica pizza locale a metà strada tra una focaccia ed una torta salata. Il ripieno è a scelta tra polpi, cipolle, melanzane e provola, o zucchine e ricotta.


Giorno 2 - Escursione sui Monti Aurunci, Sperlonga

Gli amanti del trekking e della montagna non possono perdersi questa facile escursione (circa 450 metri di dislivello) che parte dal Rifugio Pornito (raggiungibile in auto da Maranola) per arrivare sulla Cima del Cristo Redentore, sui Monti Aurunci, a Sud di Gaeta.
Il sentiero, ben tracciato e protetto da parapetti in legno sale con pendenza per lo più costante e presenta alcune tappe intermedie tra le quali è degna di nota l'Eremo di San Michele Arcangelo, una piccola chiesa ricavata nella roccia in posizione panoramica.

Monti Aurunci
L'Eremo di San Michele sui Monti Aurunci

Proseguendo fino in cima il paesaggio è spettacolare: ritrovandosi ai piedi della statua del Cristo Redentore si può ammirare gran parte della Costa e, se il cielo è terso, anche le isole Pontine e Ischia.
Al ritorno consiglio di fermarsi qualche minuto nel delizioso paesino di Maranola, e se rimane del tempo è possibile riposarsi, poco più a Nord in una delle splendide spiagge di Sperlonga. Qui, sulle falesie a picco sul mare è anche possibile praticare l'arrampicata sportiva, ma per chi preferisce mettere le gambe sotto un tavolo, il posto per cenare può essere facilmente trovato nel paese di Sperlonga, molto carino, da girare a piedi percorrendo i suoi vicoli in salita.

Giorno 3 - Escursione sul promontorio del Circeo, San Felice Circeo, Sabaudia e Torre Paola, Terracina, Itri

Un'altra escursione molto interessante nella zona è quella al Picco di Circe, la cima del Promontorio del Circeo, a poco più di 500 metri di altezza sul mare. Tale cima può essere raggiunta tramite il sentiero 1, da Torre Paola (Sabaudia), corto e ripido, o tramite il sentiero 4, da Crocette, località che si raggiunge dal centro di San Felice Circeo: in quest'ultimo caso il sentiero è meno ripido, ma più lungo. E' stata proprio questa seconda opzione quella da noi scelta. L'attacco del sentiero non è semplice da trovare: da Crocette è infatti necessario continuare a piedi su una stradina asfaltata fino a che non si raggiunge una torretta sulla quale è indicata la direzione per il Picco da una scritta amatoriale dipinta sul muro della torretta stessa. Il sentiero, dopo un breve tratto all'interno del bosco, esce in cresta rivelandosi molto interessante e panoramico.

Sabaudia, San Felice circeo, Promontorio del circeo
Il Picco di Circe (Promontorio del Circeo)
Di ritorno dall'escursione ci si può fermare a San Felice Circeo, ma è anche possibile proseguire la giornata su una delle spiagge di Sabaudia o a Terracina, cittadina il cui punto principale di interesse è il tempio di Giove Anxur, dal quale è anche possibile osservare un esteso panorama di tutta la zona.
Dopo una giornata così intensa, forse è il caso di tornare a Itri per la cena: in tal caso suggerisco il ristorante Il Coccio, che cucina prevalentemente piatti di terra ma ha anche alcune specialità di pesce.

Giorno 4 - Museo del brigantaggio di Itri, Santuario di Madonna della Civita, Campodimele, Grotte di Pastena

A Itri c'è un interessante museo sul brigantaggio che, in questa zona del Lazio, nel XIX secolo, è stato un fenomeno piuttosto diffuso. Una dipendente del museo ci ha guidati all'interno del museo parlandoci e spiegandoci il fenomeno del brigantaggio in maniera esaustiva e rendendo la visita estremamente interessante.
Nei dintorni di Itri è poi possibile visitare il Santuario di Madonna della Civita ed è una buona idea quella di fermarsi a mangiare nel piccolo borgo di Campodimele, nel quale viene preparato un piatto particolare, le cicerchie, un legume coltivato nella zona.


cicerchie
Il borgo di Campodimele

Infine vale la pena visitare le pubblicizzatissime grotte di Pastena. La visita dura circa un'ora durante la quale si passeggia tra stalattiti e stalagmiti fino ad arrivare ad una cascata sotterranea.


Giorno 5 - Abbazia di Fossanova 

Di ritorno verso Roma dalle terre di Gaeta e Sperlonga merita una visita l'Abbazia di Fossanova, per raggiungere la quale suggerisco di affrontare una strada secondaria, ma panoramica, quella che passa attraverso le colline del Monumento Naturale di Campo Soriano. Per imboccare la strada panoramica bisogna stare attenti quando, all'altezza di Terracina, un cartello sulla destra indica Campo Soriano. La strada è stretta e tortuosa, attraversa micro paesi di campagna tra ulivi e campi coltivati e si ricongiunge infine con la Terracina-Prossedi che porta diritto a Fossanova.
L'abbazia di Fossanova è splendida e ben tenuta. Sembra di entrare in una diversa dimensione del tempo. Da non farsi scappare l'acquisto di biscotti fatti in casa nel negozietto dietro la chiesa.

chiostro
Abbazia di Fossanova

Altre interessanti attrazioni nella zona sono il  Castello di San Martino e l'Oasi di Ninfa, un giardino botanico che non abbiamo visitato per l'eccessivo numero di persone in coda all'entrata e per il poco tempo a disposizione.


Si conclude così questo piccolo giro di 5 giorni tra mare, montagna, falesie, città d'arte e cultura in una zona poco considerata se non dal turismo locale, ma di alto interesse sotto molteplici punti di vista. Un angolo di bel paese che non dovrebbe passare inosservato.

mercoledì 14 gennaio 2015

Sconfiggere l'obesità: alimentazione sana per le persone, sostenibile per l'ambiente

Volevo oggi mettere in evidenza un articolo molto interessante riguardante la correlazione tra obesità ed impatto dell'industria alimentare sull'ambiente.
L'articolo è pubblicato all'interno del sito AIRicerca (Associazione di Ricercatori Italiani nel mondo), un sito molto ben fatto e che credo possa interessare molto, specialmente a chi si occupa di ricerca, essendo nato dalla mente di alcuni ricercatori italiani con l'obiettivo di fare informazione scientifica e dare vita a collaborazioni creando networks di cervelli.

Per leggere l'articolo cliccare QUI 




domenica 21 dicembre 2014

Less is more

Scheletri di fabbriche e corpi vuoti di industrie dismesse riempiono la nebbiosa pianura di grigia inattività. A pochi metri di distanza appaiono le sfavillanti luci dei centri commerciali, illusorie cattedrali di ricchezza apparentemente ignare della crisi.

Migliaia di essere umani, come formiche in un formicaio, affollano tali miraggi e svuotano i propri portafogli in cambio di merce marcia.

Supermercati che straripano di cibo, ipermercati che vomitano plastica e petrolio. E le formiche lì, pronte a lottare per riempire le proprie coscienze e quelle di amici e parenti di inutile paccottiglia.

E' Natale e bisogna fare i regali. Senza pensare, basta acquistare. Senza coscienza, basta riempire.

Produzione assente, vendita presente. Dov'è la malattia? Chi produce ciò che si vende? Dove ed in che condizioni? Chiudiamo gli occhi e spingiamo la merce sul tappetino della cassa.
Siamo persone oneste, paghiamo.
Finanziamo....
Sosteniamo un'economia assurda che produce ad un capo del mondo, e vende al capo opposto, sfrutta lavoratori e li costringe alla miseria, mentre chiude, a pochi metri di casa, i nostri centri di produzione e le nostre opportunità di lavoro.

Tonnellate di merce, prodotta, trasportata, venduta, buttata. Un ciclo che prende dalla terra e restituisce sotto forma di rifiuto, spesso ingestibile, a volte tossico: ed il pianeta si ammala sotto gli occhi della nostra incoscienza.

Possiamo riempire un nuovo Natale di oggetti ed effimere illusioni.
Oppure riempire le nostre coscienze con il Natale, con piccoli pensieri ed attenzioni, regalando il tempo ed il rallentamento. 
Fermandoci ad assaporare i rapporti umani, riducendo lo spreco, creando pensieri e riciclando i materiali affinchè i nostri pensieri prendano forma.

Less is more.




venerdì 21 novembre 2014

Autoproduzione del sapone

Lo utilizziamo tutti i giorni e più volte al giorno, ma forse in pochi sanno come è realmente fatto e la facilità del suo acquisto è tale che non ci lascia immaginare quanto possa essere semplice autoprodurlo: è il sapone, oggetto del quale vado a proporre oggi una semplice ricetta per la sua produzione in casa.


Il sapone è un sale, ossia un prodotto di una reazione chimica (la saponificazione) tra un acido ed una base. Nella ricetta proposta l'ingrediente acido è l'olio d'oliva (acido grasso), mentre l'ingrediente basico è la soda caustica (ossia l'idrossido di sodio: NaOH) che si può acquistare nei negozi di ferramenta o presso i verniciai (in genere sotto forma di scaglie). Assieme all'acqua, l'olio e la soda caustica sono gli unici ingredienti essenziali per la produzione del sapone. Eppure ben più numerose sono le sostanze presenti nei saponi commerciali, come si può leggere nella lista di ingredienti di un qualsiasi sapone industriale. Tali saponi infatti contengono sostanze chelanti, conservanti e stabilizzanti, oltre che profumi e coloranti sintetici. Per non parlare delle sostanze grasse che vengono utilizzate, a volte derivate dagli scarti dell'industria della carne o da oli vegetali ad alto impatto ambientale come l'olio di palma. In alcuni casi anche le fasi lavorative del sapone sono ben diverse dalla classica reazione di saponificazione e il prodotto finale può essere a stento definito sapone.
Un sapone rimuove lo sporco in quanto le sue molecole contengono una parte lipofila che si lega al grasso dello sporco, ed una parte idrofila che tende a legarsi all'acqua per cui quando risciacquiamo l'acqua porta via la parte idrofila legata alla sua parte lipofila a sua volta legata allo sporco.

Ingredienti e strumenti per l'autoproduzione del sapone

- Acqua:              300 gr
- Olio di oliva:    1000 gr
- Soda caustica:  128 gr

- Bilancia di precisione
- Pentole in acciaio
- Cucchiaio di legno
- Termometro da cucina
- Minipimer

Sicurezza

La soda caustica è molto reattiva e va maneggiata con cautela. E' necessario indossare sempre guanti e occhiali protettivi ed evitare il contatto della pelle con la soda caustica. Stare lontani da eventuali fumi che si sviluppano nella reazione tra acqua e soda caustica.
Una volta prodotto il sapone necessita di due mesi di stagionatura durante i quali la reazione di saponificazione continua e tutto il materiale caustico viene trasformato in sale: non usare il sapone prima che sia terminata la reazione di saponificazione.


Procedimento

- Pesare 1000 gr di Olio d’oliva in una pentola
- Pesare 300 gr di acqua
- Pesare 128 gr di Soda Caustica
- Versare lentamente la Soda nell’acqua (sviluppo di fumi)
- Riscaldare l’olio fino alla temperatura di 45°C
- Quando anche la soluzione caustica è a 45°C, versare la soluzione caustica nell’olio e mescolare
- Frullare con il minipimer fino alla fase del nastro (in pratica quando il composto ha assunto l'aspetto di una crema
- Versare il tutto in una vaschetta di plastica e tenere al caldo (avvolgendo il tutto in una coperta)
- Dopo 24 ore, togliere dallo stampo e fare asciugare all'aria

- Attendere 2 mesi di stagionatura prima di usare

Il sapone è finalmente pronto ad essere usato

Sapone fatto in casa
Sapone autoprodotto


Ed ora un brano tratto dal libro "Il tuo sapone naturale" di Marina Tadiello e Patrizia Garzena dal quale ho tratto la ricetta presentata.

"Il mondo in cui viviamo è sempre più piccolo. E anche le scelte più banali che facciamo nella nostra vita quotidiana possono innescare, per reazione a catena, cambiamenti tanto enormi quanto difficili da prevedere. Imparare a fare il sapone è un piccolo passo che offre la grande opportunità di prendersi cura del proprio corpo senza delegare ad altri scelte importanti per la conservazione del pianeta e per la promozione di uno stile di vita davvero responsabile.
Chi sceglie di autoprodurre, anzichè comprare da uno scaffale qualcosa che altri hanno confezionato, compie un gesto di libertà e si riappropria di un'indipendenza che il nostro ruolo passivo di consumatori ci ha fatto progressivamente perdere"

martedì 28 ottobre 2014

Madagascar parte terza: Anja, Isalo, Anakao, Andasibe

Giorno 10 - Viaggio da Fianarantsoa a Ranohira

Giornata intensa quella della ripartenza da Fianà verso Ranohira, un viaggio che abbiamo effettuato a tappe alla scoperta degli angoli più interessanti della parte Ovest del Paese. Come di consueto c siamo spostati in auto con Hobi e Lanto. L'Ovest è del tutto diverso dalla zona umida orientale e già pochi chilometri dopo l'uscita dalla città il paesaggio è cambiato notevolmente diventando decisamente più secco e arido.
La prima sosta è stata presso la città di Ambalavao, dove abbiamo assistito al processo di lavorazione della carta per poi dedicarci alla visita del sorprendente mercato degli Zebù, le mucche locali.

fabbrica della carta madagascar
La fabbrica della carta

Il mercato degli zebù avviene tutte le settimane in due giorni consecutivi: durante il primo giorno gli animali vengono esposti in enormi recinti ed inizia la compravendita. Il secondo giorno invece vengono caricati sui camion e portati via dagli acquirenti. Gli zebù vengono utilizzati come animali da trasporto, oppure per le loro carni o come aiuto nel lavoro dei campi.

mercato degli zebù madagascar
Il mercato degli zebù

Abbiamo effettuato la seconda sosta presso la riserva naturale di Anja. Qui una breve escursione ci ha permesso di incontrare moltissimi lemuri catta (quelli resi famosi dal film di animazione Madagascar), ma anche alcuni camaleonti ed un piccolo serpente.

Parco Anja madagascar
Camaleonte nella riserva naturale di Anja

Il Parco si trova in una cornice naturale spettacolare caratterizzata dalla presenza di enormi massi e rocce imponenti in un ambiente semidesertico. L'incontro con i lemuri è stato emozionante: per niente intimoriti dalla nostra presenza mangiavano i frutti degli alberi dei quali sono ghiotti a pochi metri di distanza da noi.

parco anja madagascar
Lemure catta
Dopo un veloce pranzo nei pressi della riserva siamo ripartiti verso Sud attraversando paesaggi molto simili all'ambiente savana. Il nostro autista Lanto è stato bravissimo a calcolare attentamente i tempi e fare in modo di farci arrivare nel luogo più bello proprio al tramonto.

madagascar
Tramonto nei pressi di Ranhoira

Dopo aver scattato alcune foto all'infuocato sole africano che scendeva dietro le montagne siamo ripartiti per giungere alla nostra destinazione finale, la città di Ranhoira, nei pressi del Parco naturale dell'Isalo.
A Ranohira l'albergo in cui abbiamo soggiornato è L'Hotel Horchidee, che ci è piaciuto molto in quanto la stanza era grande ed il bagno pulito e dotato di acqua calda. Come di consueto l'albergo è stato anche il posto dove abbiamo cenato e, durante la cena, abbiamo incontrato la guida che ci avrebbe accompagnato il giorno dopo all'interno del Parco dell'Isalo, una delle riserve naturali più famose ed interessanti di tutto il Madagascar.

Giorno 11 - Parco de l'Isalo e viaggio verso Tulear

Dopo una decina di giorni passati assieme, è stato triste lasciare la nostra guida Hobi che, di prima mattina, ha preso un Taxi-Brousse per tornare a Fianarantsoa. Per l'ultima parte del viaggio infatti sono previsti un paio di giorni al mare senza mediatore.
Hobi è stata un'ottima guida. Sempre gentile e sorridente, ci ha accompagnato per dieci giorni durante i quali non abbiamo avuto nessun tipo di problema. Girare da soli per il Madagascar non sarebbe stato possibile senza il suo prezioso aiuto.
All' Isalo, il sentiero Namaza, per lo più pianeggiante, ci ha portato dentro un canyon attraversato da un torrente fino ad arrivare a due specchi d'acqua chiamati piscina blu e piscina nera per le particolari colorazioni assunte dall'acqua durante il giorno.

isalo madagascar
La piscina blu
parco de l'Isalo madagascar
La piscina nera
La natura del luogo, già di per se spettacolare, ci ha regalato ulteriori emozioni permettendoci di incontrare lemuri catta e rufus, ma la fortuna ci ha realmente baciato quando, durante la pausa pranzo, nel bel mezzo dell'area picnic, si è appalesato un lemure Sifaka, che viene chiamato Lemure Ballerino in quanto non cammina a quattro zampe, ma salta sulle due zampe posteriori proprio come un abile danzatore.

parco de l'Isalo
Lemure Sifaka


Infine ho avuto personalmente l'incontro più ravvicinato in assoluto con questi strani animali quando un lemure rufus è saltato improvvisamente sul nostro tavolo per cercare di rubarci parte del pranzo: scacciato dalla guida il piccolo animale mi è letteralmente saltato addosso rendendo il momento simpaticamente indimenticabile.
Nel pomeriggio siamo partiti per Tulear, continuando ad attraversare paesaggi spettacolari attraverso montagne rocciose e, successivamente, pianure di baobab.

madagascar
Baobab lungo la strada verso Tulear


A Tulear abbiamo dormito presso l'Hotel Albatros di medio livello: c'era in effetti poca acqua corrente e la luce elettrica era limitata ad alcune ore durante il giorno (problema comune a molti alberghi dato che la corrente elettrica è fornita per lo più da generatori). Questa volta a cena siamo andati in un ristorante gestito da un italiano, Giancarlo, che è stato molto bravo a dare vita ad un locale di stile ed anche di buona qualità.

Giorno 12 e 13 - Anakao

Tulear non ci è piaciuta: troppo confusionaria e caotica. Anche le persone, molto invadenti e fastidiose, ci sono sembrate molto diverse rispetto al resto della popolazione che invece ci era apparsa molto dignitosa e riservata. Fortunatamente ci siamo fermati in questa località solo una notte, giusto il tempo per riposarci dal lungo viaggio ed imbarcarci, la mattina del giorno dopo, sul motoscafo per Anakao, località di mare splendida e decisamente più rilassante. Imbarcarsi sul motoscafo è stata parte dell'esperienza: a Tulear infatti non c'è un molo, ma per raggiungere il motoscafo attraccato qualche metro oltre la spiaggia, si usa un carretto trainato da zebù che in una surreale traversata di un pezzetto di mare portano i turisti all'imbarcazione.

tulear anakao madagascar
Sugli zebù per prendere il motoscafo
Il viaggio sul motoscafo è breve, circa 40 minuti, ma nel nostro caso è stato piuttosto movimentato. Il mare infatti era inaspettatamente mosso. Impressionante poi vedere le enormi onde che si rinfrangono nel bel mezzo del mare, a causa della presenza della barriera corallina che ne abbassa il fondale.
Onde a parte, siamo finalmente arrivati alla Lalandaka, il nostro albergo, una struttura molto bella che presenta vari bungalow appoggiati direttamente sulla spiaggia. In questo albergo non c'è acqua corrente, ma le stanze sono molto ben curate e pulite e sembra un posto da viaggio di nozze. Qui abbiamo trascorso due notti, avendo quindi tutto il tempo per recuperare le energie dalle fatiche affrontate precedentemente.

anakao madagascar
Ad Anakao
Oltre all'albergo e ad altre poche strutture ricettive, ad Anakao c'è un villaggio di pescatori e nient'altro, per cui in questo posto ci si può unicamente rilassare passeggiando sulla spiaggia in cerca di splendide conchiglie, o tuffandosi nella acque verde smeraldo.
Durante il nostro secondo giorno di permanenza abbiamo effettuato l'unica escursione possibile andando con una piroga a Nosy Ve, una splendida isola distante un paio di Km da Anakao. Qui il mare è ancora più bello, anche se la presenza di forti correnti non facilita il bagno.

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Nosy Ve


Come spesso accade nelle escursioni organizzate da queste parti, sull'isola ci hanno preparato dell'ottimo pesce alla griglia presumibilmente pescato al momento.
Unica esperienza negativa ad Anakao è stato l'incontro in stanza con una blatta di dimensioni notevoli che ha pensato bene non solo di entrare in stanza, ma anche di salire sul nostro letto!

anakao, madagascar
Tramonto alla Lalandaka


Giorno 14 - Viaggio da Anakao a Andasibe

I tempi per tornare da Anakao e dirigerci ad Andasibe, ultima meta del nostro viaggio, sono stati un pò stretti considerando che dovevamo affrontare il viaggio di ritorno in motoscafo per Tulear e correre con un taxi prenotato anticipatamente in aeroporto per prendere un volo interno per Tanà.
A complicare le cose il fatto che il motoscafo ha impiegato molto tempo per imbarcarci e raccogliere tutti i passeggeri presso i vari alberghi di Anakao. Arrivati a Tulear una Renault 4 ci aspettava per portarci rapidamente in aeroporto.
Fortunatamente siamo arrivati in tempo per prendere il volo e atterrare, circa un'ora dopo, a Tanà.
In capitale c'era Lanto ad aspettarci con la sua auto.
Per andare ad Andasibè abbiamo dovuto attraversare con l'auto tutta la città di Antananarivo ed a causa dell'enorme confusione della capitale, ci sono volute quasi due ore! Fuoriusciti finalmente dall'incubo della capitale, un paesaggio ben più interessante è apparso ai nostri occhi con bellissime montagne ricoperte da una folta vegetazione. Per la prima volta durante il nostro viaggio abbiamo percorso una strada diversa dalla Route 7: per arrivare ad Andasibè infatti abbiamo utilizzato la Route 2, piuttosto trafficata, soprattutto da camion, poichè collega Antananarivo con uno dei porti commerciali più importanti del Madagascar. Dopo circa due ore di viaggio attraverso paesaggi spettacolari, siamo arrivati nel bellissimo Hotel Feon'ny Ala, forse il migliore di tutti i nostri alberghi,  con bungalow confortevoli e puliti, acqua calda e luce elettrica, e situato in posizione strategica a pochi passi dall'ingresso della riserva naturale del Perinet, l'ultima prevista nel nostro giro turistico.
Dopo una rapida cena siamo andati a dormire sognando l'incontro con l'Indri Sifaka, il lemure più importante della riserva, ed anche il più particolare di tutto il Madagascar, essendo l'unico lemure che emette un verso molto forte, una specie di sirena con cui comunica con gli altri simili.

Giorno 15 - Riserva del Perinet

Il nostro ultimo giorno in Madagascar comincia con degli ululati mai sentiti prima in vita nostra: si tratta dell'incredibile verso del lemure Indri che usa questo strano urlo per comunicare a distanza. Eravamo ancora nel letto del nostro bungalow quando lo abbiamo sentito ed è di certo un'esperienza che non si dimentica facilmente.
Dopo la consueta colazione siamo andati allora alla scoperta di questo lemure sotto la guida esperta di Alberto che, come tutte le guide incontrate nel nostro viaggio, parlava molto bene l'italiano.
Durante il nostro percorso (ne abbiamo scelto uno facile, dalla percorrenza di circa 3 ore in piano) abbiamo avuto la fortuna di incontrare un boa ed alcuni gechi.

andasibe madagascar
Boa al Perinet
perinet, madagascar
Geco al Perinet

All'interno della foresta abbiamo poi avvistato alcuni lemuri del tipo Fulvus e Sifaka Diadema.
Ma l'incontro più emozionante è stato di certo quello con l'Indri. Questo lemure, a chiazze bianche e nere, è forse il più bello tra tutti quelli che abbiamo visto ed è di certo uno di quelli dalle dimensioni maggiori. Ma soprattutto ci ha stupito nuovamente per il suo incredibile verso che abbiamo avuto la fortuna di ascoltare da pochi passi di distanza. Sembrava davvero una sirena.

lemure perinet madagascar
Lemure Indri

Siamo stati molto contenti di aver aggiunto al programma originario la visita a questo parco dal momento che non era previsto nel primo piano di viaggio.
Tornati alla base, con Lanto abbiamo affrontato il viaggio di ritorno fino a Tanà, dove siamo arrivati intorno alle cinque del pomeriggio.
Molto triste è stato dover salutare il nostro simpatico autista che con pazienza e devozione ci ha scarrozzato in lungo ed in largo per tutto il Paese. Ma il nostro viaggio era a quel punto giunto al termine e non abbiamo potuto fare altro che entrare in aeroporto ed attendere l'imbarco sul volo che ci avrebbe riportato nella nostra vita reale, a Milano.
Il nostro viaggio è giunto così al termine e, in serata, siamo ripartiti per l'Italia.


Madagascar, il viaggio

L'Africa non lascia indifferenti, e così il Madagascar, Paese che non immaginavo così povero, e che ho trovato incredibilmente interessante dal punto di vista umano oltre che naturalistico.
E' soprattutto un Paese di incredibili contraddizioni: ricco, ma povero, con una natura maestosa e bellissima ma minacciata, con tanta voglia di crearsi il proprio futuro, ma anche con enormi difficoltà nel tentativo di cambiare le cose.
E' stato un viaggio veramente emozionante, anche se faticoso dal punto di vista fisico e morale. 
Al termine di questa esperienza, ciò che desideravo maggiormente era farmi una doccia calda, lunga e rilassante, ma allo stesso tempo ora che ho la possibilità di farmela sento una sensazione di ingiustizia e di disparità: se oggi posso permettermi una doccia calda forse è proprio perchè in questo stesso istante milioni di persone non possono farlo. Le risorse sono mal distribuite e non equamente ripartite e noi forse siamo dalla parte sbagliata, di chi le risorse le sfrutta abusandone, senza pensare che, se più equamente distribuite, potrebbero soddisfare le esigenze di tutti.
E' stato un viaggio di quelli che ti fa riflettere, che mette in dubbio molte certezze e che ti fa interrogare anche sul progresso stesso, dal momento in cui da questo progresso non tutti possono trarre uguali benefici.
E' stato solo un viaggio, una vacanza, un'esperienza turistica, ma in fondo è stato anche un percorso maturativo, molto importante ed emotivamente toccante.
Per questo va il nostro ringraziamento al Madagascar ed a tutte quelle persone che ci hanno permesso di conoscerlo e capirlo.



Seconda parte del viaggio
Prima parte del viaggio











domenica 26 ottobre 2014

Madagascar parte seconda: Manakara, Ranomafana, Fianarantsoa

Giorno 6 - Manakara, Canale des Pangalanes

Dopo 5 giorni, piuttosto duri e faticosi, una giornata al mare è stata un ottimo diversivo e ci ha permesso di recuperare le forze. La giornata è iniziata con una colazione a base di thè, pane e marmellata presso il nostro Hotel (Les Delices de l'Orient Hotel).

madagascar
A Manakara

Successivamente il programma prevedeva una escursione in piroga lungo il Canale des Pangalanes, un canale in parte artificiale ed in parte naturale che scorre parallelamente al mare.

madagascar gita in piroga
Canale des Panganales

La giornata è stata bellissima: con la piroga, abilmente guidata da 4 rematori, abbiamo visitato prima un tratto di Costa dell'Oceano Indiano, poi un cimitero, un villaggio di pescatori ed infine un altro villaggio dove avviene la produzione di miele e oli essenziali.

madagascar manakara
Al villaggio dei pescatori

Ottimo è stato il pranzo preparato sul posto durante l'escursione: pesce alla griglia con riso e verdure cotte. Tutto veramente molto buono. L'escursione in piroga è durata dalla mattina al primo pomeriggio, nel contesto di una cornice naturale spettacolare.

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Lungo il canale

Con il resto del pomeriggio a disposizione abbiamo poi fatto una passeggiata lungo la spiaggia, ammirando le onde dell'Oceano, mentre in serata, con Hobi, abbiamo mangiato in un ristorante in cui ci hanno servito un'abbondante porzione di aragosta, pesce, verdure e patate, oltre che l'immancabile riso per una cifra pari a 15 euro per tre persone ! Incredibile.

Madagascar manakara
La costa dell'Oceano Indiano

Giorno 7 - Viaggio da Manakara a Ranomafana

Lasciandoci alle spalle il mare di Manakara, siamo tornati verso l'interno del Paese, questa volta utilizzando un mezzo privato guidato dal simpatico Lanto, autista che lavora all'interno del progetto Diako.

malgascio bambini
Lungo la strada verso Fianarantsoa
Il viaggio in auto è risultato decisamente più confortevole rispetto a quello effettuato in treno (o in Taxi Brousse), e ci ha permesso di ammirare un paesaggio diverso in quanto la strada non corre parallelamente ai binari, ma passa attraverso altre valli.

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Un villaggio lungo la strada

La nostra destinazione era Ranomafana, una cittadina nei pressi del primo Parco Naturale che avremmo visitato durante il nostro viaggio.
Ranomafana è una parola che significa acqua calda. Il luogo infatti è caratterizzato dalla presenza di sorgenti termali che rappresentano una meta di vacanza per i malgasci più abbienti.

acqua calda madagascar
A Ranomafana

Dopo un ricco pranzo presso il ristorante dell'Hotel Manja, e dopo una rapida visita alle terme di Ranomafana, ci siamo recati al Gite Rianala, un rifugio situato a pochi metri dall'ingresso del Parco Naturale di Ranomafana. Il rifugio è dotato di 3 camerate con 8 letti ed i bagni si trovano all'esterno. Ci vuole dunque un minimo di spirito di adattamento, ma il giorno successivo si viene ampiamente ricompensati in quanto si può essere tra i primi visitatori del parco e si può dunque avvistare diversi lemuri durante le prime ore della mattina, quando sono più attivi. Arrivati al rifugio, ci siamo sistemati nelle camerate e, dopo la cena, siamo andati a dormire prestissimo: il rifugio infatti ha spento le luci prima delle 21:00 e intorno a noi non vi era che foresta e null'altro.

Giorno 8 - Parco nazionale di Ranomafana e ritorno a Fianarantsoa

Esistono varie possibilità escursionistiche all'interno del Parco di Ranomafana. Noi abbiamo scelto un percorso di media lunghezza in modo da avere la possibilità non solo di avvistare alcuni lemuri, ma anche di goderci alcuni angoli del parco, ed in particolare una bellissima cascata.
All'interno dei parchi ci si può muovere solo con le guide che sono ben preparate ed in grado di parlare l'italiano. A Ranomafana abbiamo avvistato 4 diverse specie di lemuri. Il primo incontro è stato il più emozionante anche perchè gli animali stavano mangiando ed erano piuttosto attivi e per niente spaventati dalla nostra presenza. La visita è poi continuata con altri avvistamenti (sugli alberi) di lemuri ed altri animali, in particolare uccelli, tra cui l'endemico Pigliamosche del Paradiso .

uccello endemico madagascar
Pigliamosche del Paradiso del Madagascar

Anche dal punto di vista della flora è stato molto interessante, per la presenza di piante endemiche come la felce arborea o l'albero del viaggiatore, nonchè varie specie di orchidee.

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Parco di Ranomafana

La nostra passeggiata si è fatta leggermente più impegnativa quando ci siamo inoltrati in un sentiero in salita fino a raggiungere una cascata, un angolo meraviglioso dove ci siamo potuti rilassare per qualche minuto.

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Cascata nel parco di Ranomafana

Al termine della visita abbia incontrato nuovamente Hobi e Lanto e, con l'auto, siamo partiti alla volta di a Fianarantsoa. Lungo la strada ci siamo fermati al villaggio di Sahavondronina, dove ci hanno spiegato come viene portato avanti il progetto Voiala, che si occupa di riforestazione e gestione sostenibile della foresta.

progetto riforestazione madagascar
Il progetto Voiala

Nello stesso villaggio abbiamo anche visitato una scuola, un'esperienza particolarmente significativa ed interessante.

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La scuola di Sahavondronina

Tornati infine a Fianarantsoa abbiamo nuovamente alloggiato nella casa di Felana e, dopo una cena casalinga a base di pollo e riso in puro stile malgascio, siamo andati a dormire.

Giorno 9 - Fianarantsoa ed i progetti di Koinonia

Il nono giorno è stato dedicato alla conoscenza dei progetti che abbiamo contribuito a finanziare con il nostro viaggio. Siamo dunque rimasti a Fianarantsoa ed insieme a Luc, uno dei ragazzi del progetto Diako, abbiamo visitato sia la città, sia i vari altri progetti avviati da Koinonia, associazione creata verso la fine del 2004 da un gruppo di persone di diversa nazionalità tra cui alcuni italiani ed alcuni malgasci. Oggi tale associazione è guidata unicamente dalle persone del luogo, ma in Italia, contemporaneamente alla creazione di Koinonia, è stata avviata un'associazione gemella: si tratta di Averiko, associazione che ha come obiettivo quello di creare un ponte tra Madagascar e Italia, basato sulla cooperazione internazionale. Averiko promuove l'intercultura e la sostenibilità ambientale e sociale.
Durante la mattinata dunque abbiamo visitato i vari progetti, ed in particolare il progetto "Piccoli Indiani", che si occupa dell'accoglienza di ragazzi di strada che vivono in condizioni di povertà assoluta, ed il progetto "Cooperativa" che, tramite l'affitto di una falegnameria, permette a giovani professionisti di svolgere il lavoro per il quale hanno ricevuto la formazione professionale, con l'obiettivo finale della autosostenibilità.

progetto cooperativa
La falegnameria del progetto Cooperativa

Successivamente abbiamo fatto un giro turistico della città vecchia, muovendoci con gli autobus locali e terminando la nostra visita di Fianarantsoa con interessante giro all'immenso mercato in cui si vende di tutto, in una distesa infinita di banchi e bancarelle.

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Il Mercato di Fianarantsoa

Dopo aver visitato la città, abbiamo terminato la giornata visitando un altro interessante progetto, ossia Fanovo, nato con l'obiettivo di creare un centro culturale e di aggregazione giovanile.

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Gli amici del progetto Fanovo

Al momento Fanovo si sviluppa principalmente come progetto musicale, ma l'idea è quella di ampliare le attività dedicandosi al teatro ed allo studio delle lingue tra cui l'italiano, che può rappresentare un importante trampolino di lancio per il lavoro attraverso il turismo. E' proprio il turismo che alimenta il progetto Diako, del quale fanno parte Felana ed i vari ragazzi che fanno da guida ai turisti italiani come noi che si appoggiano a Viaggi e Miraggi per il loro viaggio in Madagascar. Non è un caso che a Fanovo c'erano alcuni di loro come Felana, Hobi e Luc i quali, assieme all'autista Lanto, sono stati le nostre indispensabili guide all'interno del Paese.
Ci hanno dunque illustrato le ambizioni del progetto Fanovo che, per potersi realizzare, hanno bisogno di una grande forza di volontà, ma anche del possibile aiuto da parte di chiunque possa e abbia voglia di farlo. In particolare, è un valido suggerimento per tutti coloro che vorranno fare questo viaggio, di preparare dei materiali da portare con se durante il viaggio e da regalare eventualmente all'associazione: strumenti musicali che non si usano più, vocabolari, libri di grammatica, tutto può essere molto utile per lo sviluppo di questi e altri progetti. La giornata si è conclusa con un emozionante ascolto di musica tradizionale suonata da un musicista che si impegna di mantenere viva la musica tradizionale malgascia e che, abbiamo scoperto, è disposto anche a fare svariate ore a piedi per raggiungere, dal suo villaggio, la città di Fianarantsoa ed il luogo dove Fanovo è nato e cerca di svilupparsi.
Tornati a casa di Felana abbiamo cenato con la sua famiglia, prima di ritirarci a letto e di prepararci alla terza parte del viaggio, alla scoperta del Sud e dell'Ovest del Paese, proseguendo sulla Route Nr 7.

Prima parte del viaggio
Terza parte del viaggio